Voce alla Città

Movimento Civico Tolentino (MC)

LA “VOCE” ILLUSTRA LA MOZIONE CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA. Consiglio Comunale 10-10-2009

Il 19 novembre 2009 il Parlamento Italiano ha convertito in legge il decreto 135/2009, il cosiddetto decreto Ronchi, che all’art. 15 prevede la privatizzazione della gestione dell’acqua.

Secondo i fautori del provvedimento vi sono due motivazioni principali a sostegno dello stesso: che è l’Europa che ce lo impone con una direttiva comunitaria e che secondo loro i privati saranno in grado di gestire meglio le reti idriche di quanto non sappia fare il pubblico.

Ora, si tratta di sgombrare il campo da alcuni equivoci: non esiste alcuna direttiva europea che impone di privatizzare la gestione dell’acqua, bensì due risoluzioni del Parlamento Europeo che dichiarano l’acqua un bene comune per l’umanità e che, in quanto tale, non può essere assoggettata alle norme del mercato.

Alla luce di questo, la conversione del decreto Ronchi convince ancora di più che non è il bene dei cittadini il vero obbiettivo che si vuole perseguire, ma si vuole invece solo mercanteggiare con un bene così prezioso e essenziale per la vita di ognuno di noi, considerato anche che il mercato che si aprirà in virtù della predetta legge ha un valore di diversi miliardi di euro. Inoltre nei confronti dell’affermazione che il privato sicuramente sa gestire meglio del pubblico si possono muovere diverse obiezioni.

Innanzitutto, come si può sostenere che tutte le reti gestite dal pubblico non sono gestite bene?

In Italia vi sono sia zone dove si ha una gestione virtuosa delle risorse idriche, sia zone dove questo purtroppo non avviene: è giusto però generalizzare in una maniera che non fa bene a nessuno, oppure sarebbe meglio prendere a modello gli esempi positivi e andare a vedere quali sono le cause della gestione carente e cercare di farla funzionare?

Altra riflessione. E’ così sicuro che la gestione dell’acqua in mano ai privati comporterà un abbassamento delle tariffe?

Noi non lo crediamo, perché dove subentrerà il privato non ci sarà alcuna concorrenza in quanto sarà l’unico soggetto che gestirà (per quella zona) le reti e quindi sarà libero di aumentare le tariffe senza nessun controllo, magari giustificandolo con gli investimenti che ha fatto sulla rete idrica o con l’aumento delle spese di gestione delle reti. Di fatto quindi si avrà la sostituzione di un monopolio pubblico con un monopolio privato.

Inoltre il pubblico, in quanto fornitore di servizi per la collettività, reinveste gli introiti nella gestione delle reti stesse, mentre invece il privato, per sua stessa natura, il guadagno lo tiene per se stesso.

Se consideriamo poi che anche l’Authority ad oggi non ha poteri di controllo e sanzionatori penetranti, ne consegue che è pura follia affidare un bene come l’acqua in mano a privati che non la tratterebbero certo come bene vitale e prezioso per la vita di ognuno di noi, bensì solo come merce da vendere. In un mercato poi che non ha regole definite, controlli stringenti e sanzioni certe sarebbe un salto nel buio che non ci possiamo sicuramente permettere.

Ricordiamo anche altre privatizzazioni del passato che, sebbene riguardanti beni e servizi di minore importanza, non hanno portato quei benefici che i cittadini speravano.

Un esempio è stato l’affidamento ai privati della gestione della rete autostradale nazionale: vi era la condizione che parte degli introiti venissero reinvestiti nell’ammodernamento della rete stessa, ma per anni invece non venne attuato nessun programma di miglioramento.

Altri esempi sono la privatizzazione delle Ferrovie dello Stato e di Poste Italiane.

Proprio queste società molto spesso tagliano i servizi offerti ai cittadini laddove non vi è un guadagno: è infatti sotto gli occhi di tutti che da diverso tempo le Ferrovie dello Stato hanno iniziato a sopprimere fermate delle varie tratte ferroviarie nazionali e locali in quanto non redditizie. Nel nostro ambito si paventa da anni la chiusura del tratto ferroviario Civitanova – Albacina adducendo come motivazione lo scarso numero di passeggeri, di fatto questo penalizzerebbe tutti le persone che giornalmente o saltuariamente utilizzano il treno per recarsi a scuola, al lavoro o per altre esigenze.

Poste Italiane sta attuando a livello nazionale un programma di chiusura di diversi sportelli e di riduzione degli orari di apertura per molti altri. Questa che viene definita “razionalizzazione” ai fini del contenimento dei costi (nonostante l’accertata realizzazione di utili milionari) ha già colpito Camerino dove è stata eliminata l’apertura pomeridiana degli sportelli, cosa prevista anche per gli uffici centrali di Palazzo Europa a Tolentino. Questo penalizza sia i privati cittadini che le aziende, soprattutto in un momento di crisi come quello attuale dove tutti avrebbero bisogno di maggior supporto e maggiori servizi.

Considerato che questi sono soltanto alcuni esempi di privatizzazione di servizi pubblici e visto il modo in cui condizionano negativamente il normale svolgimento della nostra vita quotidiana, personale e professionale, proviamo ad immaginare cosa succederebbe se un bene così importante ed essenziale come l’acqua, neanche lontanamente paragonabile a quelli citati pocanzi, fosse in mano a privati.

L’acqua non può e non deve essere considerata come una merce oggetto di negoziazione che serva solamente ad arricchire le multinazionali, bensì un bene indispensabile per il quale garantire l’accesso a prezzi sostenibili per tutti in quanto necessario per lo sviluppo della vita in tutte le sue forme e per la sopravvivenza del nostro pianeta.  

Tolentino, 10 dicembre 2009

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Questa voce è stata pubblicata il 12 ottobre 2009 da in NEWS, VOCE e L'ACQUA PUBBLICA.
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